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Social media per aziende: quando servono e quando no

di Giulia Gasperini|Lettura: circa 12 minuti
Indice della guida
  1. In sintesi
  2. Organico e pubblicità
  3. Quando i social media servono a un’azienda e quando no
  4. Brand authority
  5. Il piano editoriale minimo sostenibile
  6. Esempi di social media per aziende dai nostri progetti
  7. Social media per aziende
  8. Esercizio
  9. Checklist dei social media per aziende
  10. Social media e AI
  11. Domande frequenti
  12. La tua prossima mossa

I social media per aziende sono spesso il primo canale che un imprenditore apre e l’ultimo di cui sa dire se funziona. Si pubblica perché “bisogna esserci”, con costanza a fasi alterne, e a fine anno è difficile collegare un cliente ai post fatti. Il problema non sono i social, ma le aspettative: si chiede ai contenuti organici quello che fa la pubblicità, e alla pubblicità quello che fanno i contenuti. In questa guida vediamo cosa aspettarsi da organico e pubblicità, quando i social servono davvero e quando no, perché per un imprenditore conviene costruire autorevolezza più che un personaggio, e un piano editoriale minimo che si riesce a mantenere.

In questa guida impari

  • cosa aspettarsi dai contenuti organici e cosa dalla pubblicità sui social;
  • quando i social servono alla tua azienda e quando conviene investire altrove;
  • un piano editoriale minimo sostenibile, costruito sulla competenza e non sulla vita privata.

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In sintesi: i social media per aziende in cinque punti

Organico e pubblicità: cosa aspettarsi da ciascuno

Contenuti organiciPubblicità sui social
A cosa servonoFiducia, riconoscibilità, prova di competenzaRaggiungere persone nuove e portare contatti
Chi raggiungonoSoprattutto chi ti segue già, a volte nuove personeIl pubblico che scegli, anche chi non ti conosce
TempiMesiGiorni
MisuraDifficile collegarli a un clienteContatti e costi misurabili
CostoTempo e produzioneBudget più produzione
RischioPubblicare senza vedere risultati e smettereSpendere senza un percorso dopo il clic

I due lavorano insieme. Chi vede un annuncio e poi visita il profilo trova, o non trova, conferme: contenuti utili, casi, persone. Un profilo vuoto o fermo da mesi fa perdere fiducia anche a una campagna ben fatta. Allo stesso modo, ottimi contenuti organici raggiungono poche persone nuove senza un po’ di pubblicità.

Si pensaSe pubblico ogni giorno, i clienti arriveranno.
In realtàLa frequenza conta meno della qualità e della pertinenza. Tre contenuti utili a settimana per il cliente giusto valgono più di sette post generici.
Si pensaServono tanti follower.
In realtàServono le persone giuste. Mille follower in target valgono più di diecimila che non compreranno mai.
Si pensaPer funzionare sui social bisogna diventare influencer.
In realtàPer chi vende competenza, il modello giusto è il riferimento del settore, non l’intrattenitore.

Quando i social media servono a un’azienda e quando no

Non tutte le aziende hanno bisogno dello stesso impegno sui social. Questa tabella aiuta a capire quanto investire.

SituazioneQuanto investire nei socialDove mettere l’energia
Attività locale con clienti privati (ristoranti, studi, negozi)MoltoInstagram e Facebook, con foto e video veri, recensioni, pubblicità locale
Prodotto visivo o emozionaleMoltoInstagram, TikTok, collaborazioni con creator
Servizi professionali e consulenzaMedioLinkedIn e video di competenza; Instagram se il cliente è un privato
B2B tecnico con pochi grandi clientiBasso per l’organicoLinkedIn mirato, sito, SEO, commerciali; social come vetrina di casi
Azienda senza tempo né contenutiMinimoProfilo curato con informazioni e casi, e pubblicità quando serve

Se la tua azienda è nell’ultima riga, non è una colpa: è una scelta. Meglio un profilo essenziale e aggiornato, con le informazioni giuste e qualche caso, che un calendario ambizioso che si interrompe dopo tre settimane.

Cosa insegna: “bisogna esserci” non è una strategia. La domanda giusta è: chi deve trovarmi sui social, e cosa deve vedere quando arriva?

Brand authority: competenza invece di vita privata

Molti consigli sui social per imprenditori vengono dal mondo dei creator: mostrati, racconta la tua giornata, fai vedere chi sei. Funziona quando lo stile di vita è il prodotto, come per un personal trainer o un influencer. Per chi vende servizi, impianti o consulenza ad altre aziende, sposta l’attenzione lontano da ciò che conta.

Fai un esercizio: pensa a come hai scelto i tuoi fornitori più importanti. Li hai scelti per i loro contenuti personali, o perché ti hanno dimostrato di saper risolvere un problema? La risposta definisce la tua comunicazione. Giulia la chiama brand authority: metterci la faccia come riferimento del proprio settore, mostrando competenza, casi e metodo. Ne parla nel video Brand authority: la soluzione ai problemi di personal branding.

La base teorica viene da Daniel Priestley e dal suo libro Key Person of Influence, che descrive cinque elementi per diventare una persona di riferimento nel proprio mercato:

ElementoCosa significaSui social
Pitch, il messaggioSpiegare in modo chiaro perché scegliere teUna frase di presentazione precisa nel profilo e nei video
Publish, la pubblicazioneContenuti di sostanza che dimostrano competenzaVideo di approfondimento, guide, casi
Products, i prodottiTrasformare la conoscenza in servizi chiariOfferte riconoscibili, con un primo passo
Profile, il profiloUna presenza riconoscibile online e offlineProfili coerenti, interventi, collaborazioni
Partnerships, le collaborazioniAlleanze con altri attori del mercatoContenuti con partner, ospiti, clienti

Il piano editoriale minimo sostenibile

Un piano editoriale minimo è quello che riesci a mantenere per un anno senza fatica. Questo è lo schema che proponiamo come punto di partenza a molte PMI.

1

Scegli tre temi, non dieci

Competenza (come lavori, errori da evitare, risposte alle domande dei clienti), prove (casi, lavori finiti, testimonianze), persone (chi lavora con te, come segui un progetto). Ogni contenuto appartiene a uno dei tre.

2

Decidi un ritmo sostenibile

Per molte PMI due contenuti a settimana sono un buon punto di partenza: uno di competenza e uno di prova o persone. Meglio aumentare dopo tre mesi che ridurre dopo tre settimane.

3

Produci a blocchi

Una mattina al mese per girare più video, un’ora a settimana per preparare i post. Lavorare a blocchi costa meno che inseguire il contenuto del giorno.

4

Un video, molti contenuti

Un video di competenza di cinque minuti può diventare due reel, un carosello, un post con il testo, un articolo, una risposta da mandare ai clienti. L’AI aiuta molto in questo lavoro di adattamento, come spieghiamo nella guida su come creare video con l’AI.

5

Misura quello che conta

Oltre a copertura e interazioni, guarda i messaggi ricevuti, le visite al sito dal profilo e i clienti che citano i tuoi contenuti. Chiedi sempre ai nuovi clienti come ti hanno conosciuto.

SettimanaContenuto 1: competenzaContenuto 2: prova o persone
1Video: l’errore più comune dei clienti prima di chiamartiFoto e testo: un lavoro finito, con il problema di partenza
2Carosello: tre domande da fare prima di scegliere un fornitoreBreve video: chi risponde al telefono e come segue una richiesta
3Reel: risposta a una domanda frequenteTestimonianza di un cliente, anche solo scritta
4Post: un dato o un’osservazione dal tuo lavoroDietro le quinte: come prepari un progetto

Esempi di social media per aziende dai nostri progetti

Un nostro cliente di servizi: fermare i video senza struttura

Con un cliente che produceva video con regolarità si è scelto di fermarli: erano fatti con impegno, ma senza una struttura che li collegasse al posizionamento e al percorso dei clienti. Fermarsi non vuol dire rinunciare ai social: vuol dire ripartire con contenuti scelti per una ragione precisa.

Cosa insegna: a volte la scelta più utile è smettere di produrre contenuti che non servono a nessuno dei tre temi, per avere tempo per quelli che servono.

E due progetti della nostra pagina dei casi studio in cui i social hanno avuto un ruolo centrale.

Cer’8

Prodotti naturali per la famiglia

+23%

engagement rispetto alla media. Oltre 20 influencer coinvolte, ricerche del marchio su Google +30%.

Le leve usate: video e foto professionali nel linguaggio di Instagram, influencer, campagne social continuative.

Cosa insegna: i social hanno fatto crescere anche le ricerche del nome su Google: il passaparola online si vede anche fuori dai social.

Leggi il caso →

Al Balurdù

Ristorazione

+50%

di fatturato in due anni. Circa 17,5 milioni di persone raggiunte.

Le leve usate: il titolare come volto del locale, i piatti simbolo, video su Meta e influencer.

Cosa insegna: per un locale il volto del titolare è parte del prodotto: qui mostrare la persona è competenza, non vita privata.

Leggi il caso →

Social media per aziende: sei errori frequenti

  1. Pubblicare per esserci. Senza un obiettivo, non si sa cosa pubblicare né come misurarlo.
  2. Un piano troppo ambizioso. Un post al giorno abbandonato dopo un mese fa più danni di due post a settimana per un anno.
  3. Contenuti sull’azienda, non sul cliente. “Siamo presenti alla fiera” interessa poco; “cosa abbiamo visto in fiera che cambierà il tuo lavoro” di più.
  4. Copiare i creator. Balletti e tendenze raramente servono a chi vende competenza.
  5. Aspettarsi contatti dall’organico. I contatti prevedibili arrivano con la pubblicità; l’organico prepara il terreno.
  6. Profilo trascurato. Informazioni vecchie, link rotti, nessun contatto: chi arriva da un annuncio se ne va.

Esercizio: il controllo dei tuoi ultimi venti post

Un esercizio da mezz’ora per capire su cosa stai investendo il tuo tempo.

  1. Apri il tuo profilo e guarda gli ultimi venti contenuti.
  2. Assegna ognuno a uno dei tre temi: competenza, prove, persone. Quelli che non stanno in nessuno, mettili da parte.
  3. Segna i tre contenuti con più messaggi ricevuti o visite al sito, non con più like.
  4. Conta: quanti contenuti erano senza tema? Cosa avevano in comune i tre migliori?

I contenuti senza tema sono il tempo da recuperare. I tre migliori ti dicono cosa vuole vedere il tuo pubblico.

Checklist dei social media per aziende

Spunta le voci mentre imposti i social. Le caselle restano salvate su questo dispositivo e non viene inviato nulla.

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Social media e AI: due richieste

L’AI è utile per trasformare le domande dei clienti in un piano e un contenuto in molti formati.

Per il piano editoriale

“Vendo [servizio] a [cliente in target]. Queste sono le domande che i clienti mi fanno più spesso: [elenco]. Prepara un piano di quattro settimane con due contenuti a settimana, uno di competenza e uno di prova o persone. Per ognuno indica formato, titolo e il messaggio principale in una frase. Niente tendenze o balletti.”

Per adattare un contenuto

“Ti incollo la trascrizione di un mio video di competenza. Ricava: un carosello di sei slide con un testo breve per slide, un post per LinkedIn di massimo 150 parole e due ganci per reel presi da frasi che sono nella trascrizione. Mantieni le mie parole e non aggiungere informazioni.”

Se vuoi affidare la gestione dei social, trovi come lavoriamo nella pagina gestione social media. Sul blog c’è anche il corso sul piano e calendario editoriale e l’articolo su LinkedIn per aziende.

Domande frequenti

I social media servono a tutte le aziende?

Servono in misura diversa. Sono centrali per attività locali e prodotti visivi, utili per servizi professionali, secondari per aziende B2B tecniche con pochi grandi clienti. In ogni caso conviene un profilo curato e aggiornato.

Che differenza c’è tra social organici e pubblicità?

I contenuti organici costruiscono fiducia nel tempo e raggiungono soprattutto chi ti segue già. La pubblicità raggiunge un pubblico scelto, anche chi non ti conosce, e porta contatti in modo misurabile.

Quante volte bisogna pubblicare sui social?

Quanto riesci a mantenere nel tempo. Per molte PMI due contenuti utili a settimana sono un buon punto di partenza: meglio aumentare dopo qualche mese che ridurre dopo poche settimane.

Un imprenditore deve fare personal branding?

Deve metterci la faccia come riferimento del suo settore, mostrando competenza, casi e metodo. Mostrare la vita privata serve quando lo stile di vita è il prodotto, non quando si vende competenza.

I social portano clienti?

Possono farlo, soprattutto con la pubblicità. I contenuti organici raramente portano contatti in modo prevedibile, ma aumentano la fiducia di chi ti trova e aiutano anche le campagne.

Cosa pubblicare sui social aziendali?

Contenuti di tre tipi: competenza, cioè risposte e consigli utili ai clienti; prove, cioè casi e lavori finiti; persone, cioè chi lavora con te e come. Le domande che ricevono i tuoi commerciali sono la fonte migliore di argomenti.

La tua prossima mossa

Tre azioni per far lavorare i social invece di lavorare per i social.

1 · OGGIFai il controllo degli ultimi venti contenuti.
Vai all’esercizio →
2 · QUESTA SETTIMANADecidi quanto investire nei social con la tabella delle situazioni.
Vai a quando servono →
3 · ENTRO IL MESEScrivi il piano editoriale minimo e fissa la mattina per girare.
Vai al piano →

Se vuoi capire con noi che ruolo dare ai social nella tua azienda, ne parliamo in una consulenza.

Video collegato: Brand authority: la soluzione ai problemi di personal branding

Giulia Gasperini

Consulente di web marketing, divulgatrice e docente universitaria. Da oltre dieci anni aiuto le aziende a portare il loro know-how online con un metodo chiaro, e oggi guido la strategia di uno studio di specialisti senior.