Fare SEO per Google ai tempi di ChatGPT ha ancora senso?

Spesso sento dire che l’intelligenza artificiale ha ucciso la SEO, che le persone non cercheranno più sui motori di ricerca e che ottimizzare i siti web sia ormai una strategia  obsoleta.
Ma le cose stanno davvero così?

La verità è che la ricerca online non sta morendo, si sta evolvendo verso quella che gli esperti chiamano GEO, ovvero Generative Engine Optimization.
Oggi Google con le sue AI Overviews, ma anche ChatGPT Search o Perplexity, non si limitano più a mostrarti una lista di link: sintetizzano le risposte estraendo i dati direttamente dai siti web più autorevoli.

La buona notizia, confermata anche dalle linee guida ufficiali di Google, è che l’AI non ha ucciso la SEO: ne ha solo alzato l’asticella.
Cambiano le regole del gioco, e chi continua a fare SEO come tre anni fa è destinato a sparire.
Chi impara a cavalcare questo cambiamento, invece, otterrà una visibilità che prima si sognava.

In questo articolo vedremo se ha ancora senso investire su Google oggi, quali sono le novità concrete che devi conoscere e come puoi usare l’intelligenza artificiale a tuo favore.
E resta con me fino alla fine, perché ti svelerò esattamente se, come e quando ha senso scrivere i tuoi testi con ChatGPT per farli indicizzare davvero.

 

Ciao, sono Giulia Gasperini, consulente di Web Marketing da oltre 10 anni, docente universitaria e founder di Gasp! Design. Io e il mio team siamo esperti in lead generation: seguiamo ogni progetto su misura fino alla firma dei contratti. In questo canale scoprirai come attrarre clienti in target grazie al digital marketing.

 

Le novità della SEO

Partiamo subito da un concetto fondamentale che voglio passarti oggi.
Se pensi alla SEO come a un modo per “fregare l’algoritmo” inserendo la parolina chiave al posto giusto per scalare le posizioni, fermati.
Questo paradigma è morto.

Oggi dobbiamo fare un salto di mentalità. I motori di ricerca generativi hanno un obiettivo: dare all’utente l’informazione migliore nel minor tempo possibile.
Non cercano più solo “parole”, cercano “concetti” e cercano “autorevolezza”.

Fatti questa domanda: se un utente può trovare la risposta standard a una domanda banale direttamente digitandola su ChatGPT, perché dovrebbe cliccare sul tuo sito?

 

Ecco, la risposta a questa domanda è il tuo nuovo posizionamento SEO.

Dobbiamo smettere di produrre contenuti “commodity”, cioè testi standard, freddi, che un’intelligenza artificiale potrebbe scrivere in tre secondi riassumendo i primi dieci risultati di Google.  Google penalizza fortemente questo abuso di contenuti in scala generati in automatico e senza valore umano. Per essere scelti da Google e per essere citati dalle AI all’interno delle loro risposte, oggi la tua strategia deve basarsi su tre pilastri fondamentali.

 

1. Scrivere contenuti “Non-Commodity”

L’AI non ha un’esperienza di vita. Non ha clienti. Non ha dati proprietari. Tu sì.

Per fare in modo che i motori generativi inseriscano il tuo sito nelle loro risposte, devi offrire:

  • Dati proprietari e statistiche: L’AI ama citare percentuali e numeri precisi tratti da casi reali. Se fai un’analisi nel tuo settore, pubblicala.
  • Esperienza diretta (quella che Google chiama E-E-A-T): Racconta casi studio reali, opinioni forti, dietro le quinte del tuo lavoro.
  • Citazioni di esperti: Inserire virgolettati di professionisti o del tuo team rende il testo difficilmente replicabile da un software.

2. Struttura “Answer-First”

I robot dell’AI leggono il codice del tuo sito cercando risposte rapide da inserire nei loro riassunti.

Dobbiamo facilitargli il compito con due regole pratiche:

  • La regola dei 30 secondi: Fornisci la risposta diretta alla domanda principale nei primi due o tre paragrafi, in massimo 40-50 parole. Niente introduzioni fumose.
  • Intestazioni conversazionali: Usa i titoli (gli H2 e H3) formulati come domande reali che le persone farebbero a voce, come ad esempio: “Come si calcola il ROI della SEO oggi?”.
  • Elenchi puntati e tabelle: I modelli linguistici ne vanno matti perché sono facilissimi da estrarre e mostrare all’utente.

3. Sfatiamo i Falsi Miti

C’è molta confusione là fuori. Nelle ultime linee guida ufficiali, Google ha smentito diversi trend inutili.
Non serve a nulla impazzire a creare file di testo speciali come i file llms.txt sperando che facciano miracoli, non serve frammentare forzatamente il testo in blocchi minuscoli, e soprattutto non serve a nulla comprare menzioni finte su forum o Reddit. I sistemi di spam di Google oggi sono intelligenti e bloccano queste scorciatoie.

 

GUIDA PRATICA – Come usare l’AI a tuo favore 

Arriviamo alla domanda cruciale che ci siamo fatti all’inizio: posso usare ChatGPT o Gemini per scrivere i miei testi SEO?

La risposta breve è: Sì, ma non come stai pensando tu.

Google non penalizza un testo solo perché è stato generato da un’intelligenza artificiale. Le linee guida sono chiare: a Google interessa la qualità del contenuto per l’utente, non lo strumento che hai usato per scriverlo.

Il problema nasce se usi l’AI per fare un semplice copia e incolla. Se chiedi a ChatGPT “Scrivimi un articolo sulla SEO” e lo pubblichi così com’è, il tuo sito smetterà di ricevere traffico.
Perché? Perché quel testo sarà generico, privo di valore, identico a mille altri.

Voglio fare insieme a te un piccolo esercizio mentale. Pensa all’intelligenza artificiale non come a un “sostituto” del tuo cervello, ma come a un assistente di altissimo livello, un po’ pigro, che ha bisogno delle giuste direttive.

 

Ecco il flusso di lavoro in 4 step che usiamo anche in studio per collaborare con l’AI in modo strategico:

1. Fase di Briefing

Non chiedere all’AI di scriverti subito l’articolo. Usala prima per fare brainstorming. Chiedile: “Quali sono le domande correlate che un utente si fa su questo argomento?” o “Aiutami a creare una scaletta logica di punti da toccare”.

2. Iniezione di Dati Reali

Questo ti fa fare davvero il salto di qualità.
Prima di far generare il testo, devi “nutrire” l’AI con le tue informazioni.
Devi scriverle: “Ora scriveremo questo articolo, ma voglio che tu inserisca questo mio caso studio, questa specifica opinione e questo dato che ho riscontrato con i miei clienti”. In questo modo il prompt conterrà informazioni uniche che l’AI non potrebbe mai inventare da sola.

3. Generazione a Blocchi

Fai scrivere all’AI una sezione alla volta, un titolo alla volta.
E dalle dei paletti stilistici rigidi. Vietale di usare i classici cliché da intelligenza artificiale. Se leggi parole come “nel panorama odierno”, “cruciale”, “innanzitutto”, “in sintesi”, cancellale subito. Rendono il testo finto.

4. Editing Umano

Questa è la fase che determina se ti posizionerai o no.
Prendi il testo, riscrivi l’introduzione assicurandoti che contenga la risposta immediata nei primi secondi di lettura.
Aggiungi la tua firma di esperto, inserisci link a fonti esterne autorevoli e rendi il tono fluido, naturale, cucito sulla tua voce.

 

Il Prompt definitivo da usare:

Per aiutarti in tutto questo, voglio regalarti un modello di prompt che puoi copiare e usare subito su ChatGPT o Gemini. Funziona così:

“Agisci come un esperto SEO e copywriter. Scrivi una sezione di un articolo sul tema [Inserisci Argomento]. Regole di scrittura: inizia il primo paragrafo rispondendo direttamente e chiaramente alla domanda principale in meno di 50 parole. Utilizza frasi brevi e attive. Evita introduzioni fumose e cliché da AI. Integra naturalmente questi dati e opinioni reali che ti fornisco: [Inserisci il tuo dato o esempio]. 

Struttura i concetti complessi usando un elenco puntato o una tabella.”

Per essere sicuri di aver fatto un buon lavoro, prima di pubblicare qualsiasi testo ti invito a fare un veloce controllo usando questa cheklist:

  • La risposta chiara alla domanda dell’utente è presente nei primissimi paragrafi?
  • C’è almeno un dato, un esempio o una riflessione che solo tu potevi inserire grazie alla tua esperienza?
  • Ci sono titoli chiari, elenchi puntati o tabelle per facilitare la lettura visiva?
  • Nella pagina si capisce chiaramente chi ha scritto l’articolo e perché è un esperto di quel settore?

Se rispondi “Sì” a tutte queste domande, allora il tuo testo è pronto.

 

Ricapitolando quello che abbiamo visto oggi: la SEO non è morta, si sta semplicemente trasformando in GEO.
L’intelligenza artificiale è un alleato potentissimo se usata per amplificare la tua esperienza reale, ma diventa un boomerang se usata come scorciatoia per pigrizia. Metti al centro i tuoi dati, la tua unicità e rispondi subito ai bisogni dei tuoi utenti.

Per questo articolo è tutto.

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Grazie Fes di essere arrivato fino a qui, ci vediamo nel prossimo articolo!

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